Tempio

La stessa diramazione del cardo maximus ci accompagna dall’area pubblica adibita a spettacolo, il teatro, a quella di natura sacra, Il tempio che è stato oggetto di ricerca e scavo nel mese di agosto del 2013, che hanno fornito informazioni sulla sua pianta e organizzazione urbanistica e architettonica. Del tempio di età romana, ubicato nell’area di un precedente santuario di età arcaica testimoniato da una stipe votiva rinvenuta sul limite della terrazza stessa, rimangono i resti su alto podio, poggiati su una platea a sostruzione cava in opus caementicium, della quale nel settore nord – ovest è stata messa in luce la pavimentazione in lastre rettangolari di calcare. Il tempio si innesta su un podio in opus latericium con base modanata, che ha pianta rettangolare allungata di m 31,20 x 16,20 ed è costituito da piattabande sporgenti, distanziate tra loro cm 160, che dovevano prolungarsi a pilastri e alternarsi con le colonne della peristasi.

L’edificio ha pianta rettangolare con orientamento S/E – N/O, circondata originariamente da un colonnato periptero e una facciata esastila (probabilmente 6 x 11 colonne). Sono stati evidenziati gli ambienti di fondo della cella, uno dei quali conservava ancora la soglia in calcare con l’alloggiamento per il cardine della porta, sono state rinvenute anche numerose tessere minute di mosaico bianco e nero. All’esterno, alle spalle del lato breve posteriore del podio è parzialmente in luce un muro di contenimento, con probabile struttura a scarpa, in opera incerta con tendenza al quasi reticolato. E’ possibile che la platea sostruita era più vasta e comprendeva ulteriori edifici o sacelli di culto, ambienti di servizio e favisse (tra le quali quella di San Pietro), cinta da un portico colonnato, che si raccordava con il muro di contenimento che si affaccia sul teatro. La scala d’accesso all’edificio templare sembra svilupparsi sull’asse centrale. Sono stati rinvenuti, in anni passati e nella recente ricerca soprattutto, pezzi di rocchi di colonne e dei capitelli corinzi in tufo e in marmo e capitelli dorici in tufo grigio scuro, originariamente appartenenti all’edificio sacro più antico, pezzi di modanature architettoniche, cornici di portali e a dentelli in calcare del fregio superiore esterno del tempio. Si aggiungono numerose lastre fittili di rivestimento architettonico, ornate da motivi vegetali stilizzati, che si riscontrano anche a Capua e Pompei, frammiste a quelle di epoca precedente. Si aggiungono, inoltre, rinvenimenti della pavimentazione a mosaico, intervallato da crustae marmoree policrome di forma geometrica, nella peristasi, e numerose tessere del pavimento a mosaico bianco e nero degli ambienti interni.

Il tempio, realizzato su una precedente area a destinazione sacra della metà del VI sec. a.C., in base ai dati acquisiti di recente, sembra documentare almeno due fasi costruttive: la prima, che concepisce un modello di impianto di matrice ellenistica, diffuso tra il II e il I secolo a.C. tra i santuari terrazzati e sostruiti del territorio laziale e della Campania settentrionale, come sembra supportare anche la costruzione in opera incerta del muro di contenimento, oltre la platea sostruita e il mosaico della peristasi, tipologia diffusa in epoca tardo – repubblicana; la seconda fase, che probabilmente ha previsto la riorganizzazione della pianta, la ridecorazione architettonica del tempio e l’uso di un colonnato composito nella peristasi, si deve collocare in età augusteo – tiberiana.  Possiamo ritenere che il tempio doveva essere un importante luogo di culto per la sua collocazione presso la probabile area del Foro e la via cittadina principale, il cardo maximus.