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Grotta dei santi

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Cales

Cales, straordinario luogo di memorie archeologiche, magica e strategica dimora di artisti, poeti e personaggi storici, resta una testimonianza unica in Terra di Lavoro.
L’antichissimo villaggio fu un crogiolo di incontro di civiltà, culture e tradizioni italiche: da quella aurunca e etrusca, fino a quella romana e sannitica.
Cales, l’antica Cales era una città maestosa, urbs egregia secondo Strabone e civica magna secondo Cicerone e Polibio: contava oltre 20 mila famiglie e una popolazione di circa 65 mila abitanti. Già nel III sec. a.C. la città aveva una moneta propria, il caleno.

Era nota nel mondo romano per le sue botteghe artigiane e per la produzione di ceramiche a vernice nera, esportata anche in Spagna; secondo Catone, a Cales era attiva anche un’industria di strumenti agricoli. Orazio, Strabone, Plinio, Giovenale e Frontino la decantarono per l’eccellente qualità del suo vino e delle sue acque.

La città, nel suo periodo di massimo splendore, occupava una superficie di oltre 60 ettari, era racchiusa da mura e difesa da un fossato profondo oltre i 20 metri; il suo territorio si estendeva dall’attuale Calvi Risorta fino a Pignataro Maggiore, Sparanise e Giano Vetusto. Cales, situata lungo la Via Latina, divento nel III° secolo a.C. capitale della Campania Romana e dopo il 267 a.C. fu sede di Questura e chiamata a vigilare sui porti della Campania e della Magna Grecia. Il periodo di massimo splendore fu dal II sec. a.C. al I sec. d.C., tanto da diventare Municipio romano nell’81 a.C. Ma la sua storia è molto più antica: Cales è più antica di Roma.